Le passioni che ti porti dietro

10 luglio 2013

Lungi da me scaricare bytes e bytes al sapore di miele su una pagina linda dove ricordo i bei tempi passati. Non funziona così o almeno non a casa mia (come diceva Dikembe Mutombo).

Da qualche tempo però, sarà la stagione, sarà lo stare tanto tempo lontano dalle piste ma mi è tornata la voglia di kart. Cinque anni a cavallo tra l’infanzia e l’adolescenza non mi sono bastati, quindi (aiutato) sono andato a prendere il compagno di tante battaglie. Se ne stava lì appeso ad una parete di una squallida officina da quando gli “anni zero” avevano appena sostituito i ’90 e da quando io avevo convertito il mio interesse principale da quattro gomme a due tette.

Tra questo evento e il momento in cui ho calato la visiera si sono susseguite vicende di ogni tipo, dal comprare un altro kart fino all’arrivare al giorno prima di girare e accorgersi che il sedile per i miei fianchi da ballerina era un pò “attillato”.

Fatto sta che dopo peripezie, avvicendamenti e un susseguirsi di problematiche risolte in corsa è arrivato il fatidico momento, quello in cui hai le ruote davanti in pista, la testa che vira verso essa a controllare che sia libera e l’istante successivo in cui il cervello va definitivamente in shutdown.

Bello. Faticoso. Massacrante. Bello.

Nonostante una mescola troppo morbida ed un allenamento pari a quello di Barney Gumble è sempre una soddisfazione unica.
Ci sono momenti in cui un colpo di doppietta da distanza ravvicinata in confronto sembrerebbe un massaggio thailandese nel momento dell’happy handing, in ogni caso, quella curva fatta “in pieno” (che probabilmente ti ha incrinato due costole) è la più grande libidine che un pilota possa avere. Spingersi ogni staccata sempre più avanti, pensare costantemente a dove poter migliorare, ascoltare quei 13.000 giri che ti urlano nelle orecchie; non c’è storia, c’è ben poco di meglio.

La cosa bella di tutto ciò è che il giorno dopo non te ne pentirai. Neanche quando la tazzina del caffè ti sembrerà pesare più di Notorius BIG o quando dovrai salire in macchina “di testa” in pieno stile Cagnotto perché le tue costole sono ridotte come i pinoli per il pesto dopo una passata di mortaio. Penserai al giorno prima e dirai “cazzo se ne valeva la pena!”.

Non la pensi come me? Scrivimelo!