Dal tamarro al funkytarro

16 luglio 2013

Capita spesso di incrociare l’apprendista tronista diciottenne sulla Panda 750 della madre con il braccio fuori dal finestrino, l’occhiale di Dior che costa più della macchina e la musica a palla e ti chiedi se sei stato anche tu così. Il tuo cervello a mo’ di molla ti ritorna indietro quello che volevi sentirti dire, ovvero “Ma che minchia di domande fai?! Certo che no!”. Orgoglioso vai oltre e sereno del fatto che non ti sei mai ridicolizzato in quel modo ti viene addirittura da pensare “La mia si che era una generazione!” (constatando poco dopo che se la vecchiaia fosse un precipizio ti mancherebbe già la terra sotto ai piedi).

Poi ti ritrovi nella routine giornaliera, spalla a spalla con una tua collega, oltre che di lavoro anche di generazione, a cercare di dare un senso a quel tema WordPress che somiglia più a una stracciatella che a un sito e te ne esci con Bailando Bailando di Loona. La riascolti e capisci quanto eri tamarro; la cosa brutta è che tutt’ora ti piace! Poi chiaramente, entrati nel discorso e andando a ruota a dire minchiate capisci che c’era di peggio e che la tua playlist da autoscontri delle giostre è lì nella tua mente, più vivida (e imbarazzante) che mai. Gigi D’Agostino, Prezioso, Gabry Ponte. Sei nella merda fino alle orecchie. Sei uno di quelli che predicano bene e razzolano male.

Eppure i segnali li avevi lì sotto gli occhi tutti i giorni: i Levi’s 501, le felpe della Energie e la Leovinci che faceva suonare il tuo scooter come un F16. Senza parlare del fatto che quando divagavi dai vari Molella, Datura e da Disco Radio la prima traccia della tua playlist recitava “Io sono un funkytarro D.O.C.!“.

La morale di tutto questo? E che ne so io…parlavo per sentito dire…tzè!

Non la pensi come me? Scrivimelo!